venerdì 27 gennaio 2012

Il migliore degli ottimismi possibili

Siamo a Lecce, Leibniz e Voltaire siedono ad un tavolo di un caffè. Leibniz sorseggia un calice di negramaro apprezzando il vitigno scelto da Dio, perché considerato il migliore; Voltaire, fissando il suo negroni, fa un’analogia tra l’amaro del suo bicchiere e quello della sua anima. A rompere il silenzio tra i due è la voce di una giornalista alla radio che, con voce preoccupata, narra la manifestazione contro la crisi economica che, in quelle ore, si svolgeva nelle piazze di Roma. Tra i due filosofi si accende un dibattito.

V: “Ah, ricordi di gioventù! Niente è più entusiasmante della lotta collettiva per il raggiungimento dei propri obiettivi!”
L: “Non capisco il perché di tanto affanno! Gli uomini, da sempre, cercano di mutare la loro condizione attuale, non consapevoli della grande fortuna che hanno avuto nel trovarsi nel migliore dei mondi possibili!”


Voltaire, guardando il collega con perplessità…

V: “Tu credi ancora nella tua teoria del migliore dei mondi, nonostante tutto quello che accade nel mondo? La tua teoria, mio caro, vacillò già con quella brutta storia del terremoto di Lisbona. Figuriamoci ora, alla luce delle guerre mondiali, dei genocidi, delle repressioni, delle crisi politiche e di tutto il male di cui si sente parlare oggigiorno!”
L: “Ed è qui che ti sbagli, mio caro! Proprio alla luce di tutto ciò che è accaduto e che accade che la mia tesi è confermata. Ti spiego!”
V: “Illuminami!”
L: “Dio, come tu ben sai, in virtù della sua infinita bontà ha fatto di tutto per farci capitare nel migliore dei mondi. Egli, al momento della creazione, si è trovato davanti ad innumerevoli sostanze individuali, e non solo ha scelto le migliori ma anche quelle che insieme potessero dare il meglio…”
V: “Aspetta un attimo! Cosa sarebbero queste sostanze individuali?”
L: “Le sostanze individuali sono quelle idee che Dio si trova a dover scegliere al momento della creazione; ed è proprio con la creazione che esse diventano concetti completi incarnati ed entrano a far parte del migliore dei mondi, essendo non solo possibili all’interno di quel mondo scelto ad arte da Dio, bensì anche compossibili tra loro all’interno di quel mondo!”
V: “Vorresti farmi credere che tutte le cose che esistono nel mondo sono compatibili tra di loro e che non esisterebbe un’alternativa migliore alla loro situazione attuale?”
L: “Proprio così!”
V: “Quindi, vediamo se ho capito: se io mi fossi trovato ora sulle spiagge di Formentera in compagnia di una donna avvenente, a sorseggiare un mojito, alle calde temperature estive, sarebbe stato peggio che trovarsi qui con te, in questo freddo caffè, in una serata di gennaio a cercare di farmi convincere da una teoria che considera gli uomini come delle qualità di cioccolatini confezionati appositamente in una scatola, e convinti che la migliore morte possibile sia quella di essere mangiati per ultimi?”

Leibniz non ha neanche il tempo di rispondere alle ciniche obiezioni del collega che, alla televisione, si narra della tragica notizia di un vigile investito da un automobilista. Voltaire incalza…

V: “Ecco una notizia perfetta per corroborare la tua teoria! Dimostrami, ora, che il vigile e l’automobilista sono compossibili, come tu sostieni, e che quella situazione è da considerarsi la migliore!”

Leibniz, senza batter ciglio e con l’impassibilità che lo contraddistingue…

L: “Certo! Tutto è bene! Per varie ragioni: al vigile poteva andare peggio, sarebbe potuto non capitare affatto in questo mondo. Se poi, nel suo concetto completo, vi era il predicato secondo cui la sua vita sarebbe dovuta finire proprio in quel modo, vuol dire che non poteva andare altrimenti! Le ragioni sufficienti di Dio a noi sono precluse!”
V: “Ancora con questo concetto completo?! Che ne è, dunque, del libero arbitrio? Aveva ragione il caro Immanuel nel paragonare la tua libertà a quella di un girarrosto!”
L: “In primo luogo, se avessi conosciuto questo Immanuel avrei saputo rispondere degnamente alla sua obiezione e, in secondo luogo, il libero arbitrio esiste eccome!”
V: “Quindi mi stai dicendo che il vigile avrebbe potuto scegliere di non trovarsi in quel luogo?”
L: “Si, poteva anche non farlo in quanto il non farlo non avrebbe implicato contraddizione. In realtà era certissimo che lo avrebbe fatto, dato che la sua natura era quella e che il tutto rispondeva all’ordine generale dell’Universo voluto da Dio!”

Voltaire infervorato e al suo terzo negroni, legge il titolo del primo articolo di giornale che gli capita tra le mani: “Tragedia Crociera, una nave affonda dopo essersi scontrata contro una scogliera sulla coste dell’isola Giglio”…

V: “Leggi qui! Quanti dispersi, forse morti! Sei ancora convinto che anche questo concorra all’ordine generale dell’Universo voluto da Dio?!”
L: “Non tediarmi con queste domande, ti ho già risposto abbastanza! E poi io non sono nella mente di Dio! Anche questo disastro doveva accadere e anche qui, se ci pensi, poteva andare peggio..”
V: “Certo! Tutto è sempre bene! Sarebbe potuto cadere un asteroide!”
L: “Perché no!?”
V: “E certo! E distruggere l’intero pianeta, non c’avevo pensato!”

In quel momenti la discussione sembra giunta al termine, i due filosofi si alzano e, sbadatamente, Voltaire si rovescia addosso l’ultimo bicchiere di negroni…

V: “Accidenti! Questa non ci voleva!”
L: “Non lamentarti, poteva andare peggio!”
V: “E come?”
L: “Avresti potuto rovesciarlo addosso a me!”

Alla luce delle tragedie che accadono nel mondo ci riesce difficile abbracciare la teoria di Leibniz, riconoscendo, tuttavia, come un po’ di sano ottimismo ci aiuterebbe a guardare verso il nostro futuro con un entusiasmo che, forse il troppo cinismo, ci ha fatto perdere. Nonostante ciò sarebbe troppo facile pensare che tutto sia scritto e appartenga ad un pacchetto preconfezionato, che siamo solo delle pedine appartenenti ad un grande gioco. Ci piace pensare, invece, che l’ottimismo di Leibniz possa essere utilizzato in altri modi; vorremmo che chi governa un paese voglia con le proprie azioni governare il miglior paese possibile, che un uomo, in futuro, guidi con una responsabilità civica differente, e che mai più un errore umano possa provocare tragedia di tale portata come quelle di un incidente in alto mare. Un sano ottimismo, quindi, affinché le nostre azioni siamo volutamente volte al meglio, per costruire il nostro migliore dei mondi possibili.
di Irene D’Angelo e Rita Cardea